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Crac Banca Marche, Marcozzi: “Silenzio assordante bipartisan”

La riflessione di Gabriele Marcozzi sul crac di Banca Marche e sul silezio bipartisan in merito alla questione che ha coinvolto tanti piccoli risparmiatori marchigiani

banca marche al via processo ex dirigentiANCONA – La Corte d’Appello ha assolto i vertici di Banca Marche, condannati in primo grado con pene altissime per il crac dell’istituto.

“Le motivazioni dell’atto – afferma Gabriele Marcozzi, segretario regionale del Partito di Rifondazione Comunista – sono molto articolate ma tutte poggianti su un assunto molto chiaro: imprevedibilità del destino. Che poi fossero le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, o i fallimenti delle imprese alle quali “i banchieri marchigiani” avevano concesso crediti e fiducia senza verifiche e senza controlli poco importa.

Le conseguenze di questa “bancarotta” – continua Marcozzi – (chissà se si può ancora definire così) non solo hanno pesato e continuano a pesare sull’ economia della regione ma hanno terremotato la vita di tanti piccoli risparmiatori, lavoratori soprattutto, che avevano appoggiato i pochi risparmi e le misere liquidazioni nella “banca sotto casa” ignari della filantropia verso i “migliori” che caratterizzava i moderni vertici dell’ Istituto.

È mantra consolidato del politically correct la frase “le sentenze si rispettano”, ma è sorprendente però il silenzio che è seguito a questo “liber3 tutt3”.  Muto Acquaroli, muta la giunta Regionale e i partiti che la sostengono, le opposizioni impegnate ad inseguire “I MARANZA” e ad invocare poliziotti nelle città di cui si assumono il ruolo di rappresentanti.

Viene il sospetto – aggiunge Marcozzi – che il silenzio sia d’oro per tutti, un silenzio che tra l’altro anche i media regionali rispettano religiosamente. Eppure quella sentenza andrebbe commentata, non tanto per le assoluzioni, quanto per le motivazioni che sono state formulate: “il potere assoluto del mercato” e le regole che lo determinano, quasi fossero le leggi gravitazionali dell’ universo.

È evidente invece che quella vicenda ha motivazioni umanissime e ci racconta dell’assenza del controllo, della programmazione pubblica, della mancanza di strumenti che anche nel settore del credito abbiano il bene comune come sestante.

Ci vorrebbe altro che le baruffe di cortile sulle elemosine della ZES , ma per un impegno che guardi a questo ci vorrebbe un’altra sinistra, più coraggiosa a cominciare dall’onesta denuncia dei suoi errori che sulla vicenda Banca Marche non sono stati pochi”.

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