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Anche Uniurb nello studio sulla farmacologia spaziale

Il professor Piero Sestili: “Necessario valutare i rischi per gli astronauti in vista della prossima missione sulla Luna e dei primi uomini su Marte”

Uniurb_Sestili_Barchetti_laureaURBINO – Lo studio sulla farmacologia aerospaziale del professor Piero Sestili, docente di farmacologia, e della dottoressa Karen Barchetti, laureata ad aprile con lode in farmacia all’Università di Urbino, condotto insieme ai colleghi dell’Università Paris Cité, Pierre Boutouyrie e Audrey Derobertmasure, è “sbarcato” sulla rivista Frontiers in Space Technology.

La ricerca ha consentito di tracciare lo stato dell’arte delle attuali conoscenze, prospettive e criticità riguardanti l’utilizzo dei farmaci durante i voli spaziali, avvalendosi anche di interviste qualificate a scienziati e medici della NASA, dell’ESA, a ricercatori del settore, flight surgeons (i medici di terra) e astronauti.

“Quello che ci è apparso – spiega il professor Sestili – è che le conoscenze sono ancora assai limitate, principalmente a causa delle ovvie difficoltà nel condurre ricerche sul campo. Un campo, quello dello spazio, ostile a causa dell’assenza di gravità, dell’esposizione alle radiazioni cosmiche, senza giorno, senza notte, senza stagioni, in ambienti e spazi limitati, relativamente affollati e, soprattutto, isolati dalla Terra. Tutto ciò rappresenta un rischio per la salute degli astronauti, che va invece salvaguardata contando principalmente sulla disponibilità di farmaci“.

Ma quali di questi sono necessari nella scorta di bordo? Quali scegliere date le limitazioni di spazio e peso? Come cambia la loro stabilità in quell’ambiente e come controllare l’efficacia di una terapia? Queste sono alcune delle domande ancora aperte.

“La ricerca – prosegue Sestili – non ha ancora dato risposte, che sono invece urgenti dato che entro il 2026 la missione Artemis III punta a riportare l’uomo sulla Luna ed entro i prossimi decenni i primi uomini su Marte: un’esperienza del tutto nuova per la quale è necessario poter valutare ogni rischio.

In quel contesto le conoscenze della space pharmacology non potranno avere punti oscuri. Oggi gli ipnosedativi, gli antistaminici e gli antinfiammatori sono i farmaci più utilizzati in missione per trattare i disturbi più comuni e benigni.

Per queste e altre problematiche abbiamo proposto un kit essenziale di medicinali che non potranno mancare nell’armadietto delle astronavi. Quello che preoccupa maggiormente sono tuttavia problemi più seri, come malattie cardiocircolatorie o infezioni, che potrebbero presentarsi nel bel mezzo di missioni prolungate e per i quali le conoscenze farmacologiche sono insufficienti”.

Lo studio è tra i primi a mettere concretamente l’accento su queste problematiche, tanto che ha suscitato l’immediato interesse della comunità scientifica internazionale: “All’indomani dell’uscita dell’articolo – riprende il professor Piero Sestili – abbiamo ricevuto richieste di collaborazione dalla Germania, dalla Spagna, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda.

Nel frattempo continua la ricerca congiunta con i colleghi francesi e con Karen Barchetti, che ha iniziato il suo dottorato al Paris Centre de recherche cardiovasculaire dell’Inserm e presso il dipartimento di Farmacologia dell’Université Paris Cité. Tra l’altro – conclude Sestili – la dottoressa Barchetti è appena rientrata da Bordeaux, dove si è tenuta una campagna di voli parabolici che simulano l’assenza di peso a cui hanno preso parte altri 11 team di ricerca selezionati dall’Agenzia Spaziale Francese e che ha raccolto importanti dati cardiovascolari in microgravità per il progetto Microvasc/Mob”.

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