All’ex-lanificio Carotti la prima edizione del Festival “Suono futuro”
A Fermignano un festival tra musica contemopranea, memoria e innovazione negli spazi post industriali delle Marche

FERMIGNANO – Un ex lanificio ottocentesco nella valle del Metauro si trasforma in fucina di suoni, visioni e nuove libertà espressive.
Dall’11 al 13 settembre, l’Ex Lanificio Carotti di Fermignano ospita la prima edizione di «Suono Futuro», festival di musica contemporanea, promosso da Orchestra Olimpia, il quale si pone come nuovo punto di riferimento nel panorama nazionale per la sua proposta audace e fuori dagli schemi.
Ideato da Roberta Pandolfi, Raffaele Damen e Danilo Comitini, il festival si distingue per un’identità forte e coraggiosa, capace di intrecciare ricerca musicale, valore simbolico dei luoghi e riflessione sul presente.
Sotto il segno del tema “Liberazioni”, la rassegna coinvolge una selezione di artisti di spicco della scena contemporanea, invitati per il loro linguaggio personale e innovativo, al di fuori dei codici tradizionali.
Il programma – costruito con cura e grande appeal – celebra la libertà dalle convenzioni, sia musicali che spaziali, portando la musica d’oggi fuori dai teatri, dentro uno spazio carico di storia e di trasformazione come l’Ex Lanificio. Nell’80° Anniversario della Liberazione, il festival rende omaggio anche alle donne partigiane, voci dimenticate di una lotta collettiva che parla ancora al presente.
Il festival inaugura giovedì 11 settembre, alle ore 21, con il concerto del pianista italo-olandese Erik Bertsch, elegante interprete della musica di oggi, che proporrà un programma di straordinaria intensità: Mémorial di Tristan Murail (2021), Transcendental Étude di Liza Lim (2022), Moai e Tangata Manu, brani tratti da Miniature Estrose – Primo Libro di Marco Stroppa (1991-2003) e, a chiudere il concerto, …sofferte onde serene… per pianoforte e nastro magnetico di Luigi Nono (1976).
Transcendental Étude della Lim è in prima esecuzione italiana e viene eseguito in solidarietà con le donne iraniane del movimento Donna, Vita, Libertà.

«Ho scritto questo brano – scrive Liza Lim – come gesto di solidarietà verso le donne e le ragazze in Iran che, dal 2022, guidano il movimento Donna, Vita, Libertà. Inserisco un brevissimo frammento di una ballata del cantante Shervin Hajipour, intitolata Baraye (“perché”), che è diventata l’inno non ufficiale dei manifestanti.
Hajipour, infatti, è stato incarcerato dal maggio 2024 per aver cantato questa canzone, le cui parole sono colme di dolore e desiderio per il diritto alle cose semplici della vita. Il mio lavoro inizia con una sorta di canto, e il frammento di Hajipour si ascolta come un piccolo motivo che si ripete e si rigira su sé stesso; questa ripetizione si fa via via più elaborata e, a tratti, quasi estatica. Mi interessava anche esplorare la dimensione temporale di quel frammento, questo “perché”, questo “e” come qualcosa che si ripete, si rigira, si comprime in un minuscolo spazio tremante e, allo stesso tempo, esplode rompendo i propri limiti».
Venerdì 12 settembre, alle ore 21, la travolgente percussionista Viviana Garbetta si esibirà insieme a Pamela Olivieri, voce recitante, in un programma che include Mourning Dove per vibrafono solo di Christopher Deane (1983), Rebonds B di Iannis Xenakis, che fu anche partigiano (1987-1989), e Invisibili, melologo per voce e percussioni di Maria Placido, commissionato da «Suono Futuro» e in prima esecuzione assoluta.
In occasione degli 80 anni dalla Liberazione, il brano dà voce a quelle donne che hanno agito nell’ombra, senza clamore, senza medaglie. «Parlare di donne nella Resistenza – dice la compositrice lucana – è ancora oggi un atto necessario.
Le partigiane sono spesso raccontate solo come figure di supporto, marginali, quasi invisibili accanto agli uomini armati. Ma molte di loro non si sono limitate ad “aiutare”: hanno preso decisioni, rischiato la vita, condotto azioni decisive. Eppure i loro nomi sono scomparsi dai libri, raramente celebrati nelle piazze o nei monumenti. Le testimonianze esistono, ma sono frammentarie, spesso raccolte con fatica. La loro voce è arrivata a noi tardi, e mai con la stessa forza con cui avrebbero meritato.
Il melologo nasce quindi da una necessità: restituire spazio, tempo e ascolto a queste figure fondamentali. Il testo si compone di documenti storici, lettere autentiche, poesie, frammenti di testimonianze e racconti orali raccolti nel tempo. Ho scelto di non dare un solo nome, una sola voce, una sola età: il personaggio che parla è tutte loro, e nessuna in particolare. È una figura collettiva e simbolica, che si muove tra memoria e presente». Sul palco, l’attrice Pamela OlivieriGarbetta accompagnerà e amplificherà la potenza delle parole, sfruttando le molteplici possibilità espressive che il set di percussioni offre.
Sabato 13 settembre, alle ore 21, il festival si chiuderà con Claudio Jacomucci. Il pluripremiato fisarmonicista, che ha in carnet esibizioni in tutto il mondo, esplorerà le possibilità timbriche dello strumento proponendo brani eseguiti anche con la sua fisarmonica microtonale, interessante esperimento di accordatura che gli ha ispirato composizioni dedicate.
Il programma si apre con Le Città Invisibili (2021), suite ispirata all’omonimo capolavoro di Italo Calvino che comprende undici brevi movimenti, ciascuno dedicato a una diversa tipologia di città immaginaria.
La fisarmonica microtonale, modificata nel corso degli anni, dà voce a suoni inusuali – armonici, multifonici, fischi e glissandi – amplificati da un sistema quadrifonico che moltiplica e spazializza il suono dal vivo. Un omaggio visionario all’universo poetico e filosofico di Calvino. L’opera è stata realizzata con il supporto di Fonds Podiumkunsten NL.
A seguire, Abajo della compositrice greca Aspasia Nasopoulou, per fisarmonica e voce recitante. L’opera si ispira a un frammento tratto da «Noche», poesia di Federico García Lorca, figura emblematica della letteratura spagnola e simbolo della resistenza al franchismo, le cui parole, intrecciate alla musica, continuano a risuonare come un inno alla libertà.
Il concerto prosegue con Skywave (2024) di Jacomucci, composizione che trae ispirazione dalla propagazione delle onde radio e dall’universo sonoro dell’etere: interferenze, rumori e frammenti musicali che emergono e scompaiono, evocando paesaggi lontani.
Omaggio a Guglielmo Marconi, Skywave è stata commissionata da Holland Festival all’interno del progetto multimediale Mutability. Chiude la serata Fischia il vento, brano per fisarmonica, voce e suoni registrati, scritto appositamente per «Suono Futuro» e ispirato al celebre canto partigiano.
«Suono Futuro», promosso da Orchestra Olimpia, è ideato e curato da Roberta Pandolfi, che all’esperienza come pianista affianca insegnamento e direzione artistica, dal fisarmonicista e docente Raffaele Damen e dal compositore e docente Danilo Comitini. Il festival ha il sostegno di Imab Group S.p.A.
«Suono Futuro è un sogno collettivo, nato nelle nostre innumerevoli serate passate a conversare di musica contemporanea fino a notte fonda. Non è solo l’amicizia di lunga data che ci lega ma anche una forte stima professionale che ci ha portato a lavorare insieme già in molte occasioni», spiega Pandolfi.
«Siamo felici che finalmente il festival abbia trovato il giusto appoggio strutturale e concettuale in Orchestra Olimpia, con cui condividiamo da tempo anche un percorso artistico», aggiunge Damen. «Portare un festival con artisti di qualità e talenti emergenti nel nostro territorio è una grande sfida. Non solo speriamo nella piena riuscita della prima edizione, ma ci auguriamo di poter continuare a innovare ogni anno l’offerta musicale proiettandola continuamente appunto in un Suono Futuro», conclude Comitini.
L’attività di Orchestra Olimpia è sostenuta dal Ministero della Cultura.
INFO BIGLIETTERIA Biglietti da 5 a 10 euro, disponibili in prevendita sul circuito www.liveticket.it e al botteghino del Lanificio nei giorni di spettacolo a partire dalle ore 17.
I concerti si terranno negli spazi dell’Ex Lanificio Carotti, affascinante esempio di archeologia industriale a Fermignano (piazza Cristoforo Giorgiani n. 3), che si ringrazia per la preziosa collaborazione.