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Ex-Cava Sant’Anna, Galiardi: “Un progetto con criticità da affrontare”

Quando si parla di recupero ambientale c'è sempre molto entusiasmo. Fondamentale il ruolo di chi sarà eletto alle prossime elezioni

dafne galiardi
Dafne Galiardi

CARTOCETO – Nei giorni scorsi è stato presentato il progetto di recupero dell’area dell’ex cava di Sant’Anna per anni sede di una fornace di laterizi. La riflessione di Dafne Galiardi tecnico e cittadina di Cartoceto.

“Il progetto di recupero dell’Ex-Cava Sant’Anna, presentato nei giorni scorsi, non è solo una suggestiva ipotesi di landscape design, ma un intervento urbanistico di ampia scala fondato sul principio tecnico del ciclo chiuso della materia.

Il masterplan elaborato dallo Studio Arcoplan delinea chiaramente l’obiettivo di trasformare il sito — storicamente legato alla produzione laterizia — in un nuovo polo baricentrico del territorio.

Attraverso un modello di economia circolare, l’ex-cava verrebbe rinaturalizzata utilizzando terra proveniente da altri siti, ridisegnando il profilo della collina e restituendo una nuova morfologia a un paesaggio segnato dall’attività estrattiva.

Da tecnico – afferma Galiardi – non posso che riconoscere la lungimiranza di questa visione: è un progetto che merita di essere realizzato e che può rappresentare una reale opportunità per il territorio.

Tuttavia, il pragmatismo impone alcune domande. Chi lavora quotidianamente con l’industria sa bene che nessuna operazione è neutra: ogni intervento ha anche una sostenibilità economica per chi lo realizza. Per questo, non dobbiamo farci abbagliare dai rendering.

La domanda è semplice e concreta: l’Amministrazione sarà in grado di farsi garante che questo “ciclo” abbia un inizio e una fine precisi — un cronoprogramma chiaro — oppure i cittadini di via Sant’Anna dovranno convivere per anni con il continuo passaggio di camion per la movimentazione delle terre?

La serietà politica nel 2026 – continua Galiardi – non si misura sull’entusiasmo dei rendering, ma sulle penali e sulle date certe messe a tutela del territorio. Per questo, oggi più che mai, serve un passo in più.

La politica ha la responsabilità di affiancare al progetto un organismo di controllo autorevole e realmente indipendente: un Gruppo di Garanti composto da figure competenti — tecnici, ma anche osservatori sociali — in grado di monitorare l’evoluzione dell’opera con uno sguardo critico e super partes.

Un organismo che verifichi nel tempo la coerenza tra quanto promesso e quanto realizzato, che validi il cronoprogramma e che pretenda trasparenza sul piano economico dell’intervento.
E, soprattutto, che possa intervenire nel momento in cui l’interesse pubblico rischi di essere messo in secondo piano.

Il recupero della cava è un’occasione importante. Ma la fiducia dei cittadini non è un assegno in bianco.

A chi governa – conclude Galiardi – spetta una scelta chiara: accompagnare questa visione con strumenti concreti di garanzia, affinché il progetto resti ciò che promette di essere — un intervento di rigenerazione — e non si trasformi, nel tempo, in una semplice comodità logistica per pochi.

La bellezza, da sola, non basta. Serve la verità dei fatti. E il rispetto della vita quotidiana di chi abita questi luoghi”.

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