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Il Paese dei Balocchi, Montanaro “svelò” il sogno di Thomas Sankara

cambiamenti montanaroFANO – Ha passato una vita dietro le telecamere raccontando, in maniera puntuale e precisa, verità scomode e realtà per lo più inimmaginabili.

Questa volta sarà al di qua dell’obiettivo e avrà lui i riflettori puntati addosso pronti ad illuminare la sua storia, una storia che ben si sposa con il tema di quest’anno: il sogno.

Il sindaco de Il Paese dei Balocchi (17-20 agosto) è Silvestro Montanaro i grandi mali del nostro paese, giornalista e scrittore 63enne originario di Sora (Frosinone), una carriera spesa per “dare voce” ai più deboli e per denunciare come i rapporti tra mafia, camorra, poteri politici ed economici.

Ma ciò che lega a filo doppio Silvestro Montanaro al Paese de i Balocchi e al “Sogno”  è la vicenda di Thomas Sankara, ex leader del Burkina Faso assassinato all’età di 38 anni attraverso un Colpo di Stato.

Nei quattro anni di presidenza del poverissimo stato africano (1983-1987), Sankara s’impegnò molto per eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate.

Finanziò un ampio sistema di riforme sociali incentrato sulla costruzione di scuole, ospedali e case per la popolazione più povera e si rifiutò di pagare il debito pubblico di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina Faso autosufficiente e libero da importazioni forzate e per questo attirò su di se le antipatie di Stati Uniti d’America e Francia. Il sogno di Sankara era una politica che avesse un solo indice, la felicità dei governati, ed un solo stile, servizio povero alla collettività.

Questi e tanti altri atteggiamenti controcorrente gli valsero l’appellativo di “Presidente ribelle” e, molto probabilmente, lo portarono alla morte.

Era il 1987, qualche anno dopo, nel 2013, un’inchiesta dello stesso Montanaro per il programma tv Rai di cui lui era autore, “C’era una volta”, portò alla luce verità scomode riguardo la morte di Sankara.

Dopo quel servizio, nonostante il pubblico di Montanaro crescesse sempre di più e la trasmissione riscuotesse sempre più successo (ottenne la medaglia delle camere congiunte per l’impegno sui diritti dei minori nel mondo), cominciò ad essere chiaro che “C’era una Volta” era destinato a chiudere per mancanza fondi e Montanaro, capita l’antifona, uscì per sempre dalla Rai.

Le sensazioni di Montanaro si rivelarono ben presto fondate e il fatto che la Rai aveva trovato le risorse per “Mission”, trasmissione che si occupava delle condizioni dei campi umanitari di Congo, Sudan, Mali e Mauritania attraverso inviati Vip, venne considerato da Montanaro un affronto al pubblico (disse “con i soldi di due puntate di ‘Mission’ avrei fatto 20 documentari di ‘C’era una Volta’). Montanaro se n’è andato dalla Rai nel 2013, non senza però aver lasciato un segno indelebile di integrità e moralità, uniti ad una gran voglia di raccontare quello che a molti farebbe comodo tener nascosto.

“Ho accettato l’invito ad indossare simbolicamente questa fascia tricolore – commenta Montanaro – perché il verbo sognare è quello che mi ha accompagnato in tutta la vita. Sognare è il segno di una speranza che non vuole morire. Il diritto al sogno è il diritto più ‘umano’ che esista e nella mia vita, lavorativa e personale, non ho mai smesso di sognare e desiderare un mondo dove tutti, senza alcuna distinzione, siano felici e credo che questo sia assolutamente possibile se solo un ‘pugno’ di uomini non volesse il contrario”.

“Credo che nessuno meglio di Silvestro Montanaro – spiega Michele Brocchini, presidente de Il Paese dei Balocchi – possa rappresentare il tema di quest’anno. Con il suo lavoro e il suo modo di raccontare le cose ci ha insegnato che sognare non è un verbo che appartiene solo a chi vuol prendere le distanze dalla realtà ma, al contrario, è il motore che ci da la spinta per un mondo migliore  dove, partendo dalla dimensione delle idee, grazie alla cooperazione, possono realizzarsi progetti a beneficio dei singoli e della comunità”.

Alla storia di Thomas Sankara è molto legata anche la cantante Fiorella Mannoia che gli dedicò l’album “Sud” del 2012 e nello specifico la canzone “Quando l’angelo vola”.

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